Legionella negli hotel: cosa deve fare il gestore

Se gestisci un hotel, un campeggio o una struttura ricettiva, il rischio legionella è una cosa di cui sei responsabile tu. Non è una novità: le linee guida nazionali lo chiedono dal 2015. Con il D.Lgs. 18/2023 sull’acqua potabile si è aggiunto un obbligo di legge, con una scadenza e delle sanzioni, per le «strutture prioritarie»: tra gli esempi il decreto cita gli alberghi e i campeggi. Questa pagina spiega, con le fonti, che cosa è richiesto, che cosa conviene fare prima di ogni stagione e dove possiamo darti una mano noi.

Guida basata sulle linee guida nazionali del 2015, sul D.Lgs. 18/2023 come modificato nel 2025, sul Rapporto ISTISAN 22/32 e sulla delibera dell’Emilia-Romagna 828/2017, consultati a ottobre 2026. A fine 2025 il Ministero della Salute ha annunciato un aggiornamento delle linee guida nazionali: verifica che non sia uscita una versione nuova, nazionale o regionale. È un riassunto pratico, non una consulenza legale: per il tuo caso fa fede la valutazione del rischio fatta da una persona competente e quello che ti chiede la tua ASL.

In breve

  • La legionella si prende respirando, non bevendo. Il rischio sta nelle goccioline d’acqua nebulizzata: docce, rubinetti, vasche idromassaggio, impianti di climatizzazione con umidificazione dell’aria ad acqua, torri di raffreddamento e condensatori evaporativi.
  • Il batterio cresce tra 20 e 50 °C e dove l’acqua resta ferma: camere chiuse, tubazioni poco usate, bollitori tiepidi, calcare e biofilm.
  • La valutazione del rischio spetta al gestore della struttura e va rivista almeno ogni due anni, meglio ogni anno (linee guida 2015).
  • Il D.Lgs. 18/2023 cita alberghi e campeggi tra le «strutture prioritarie», che devono avere un piano di autocontrollo dell’impianto idrico con controllo di legionella e piombo. Per le strutture piccole va verificato con l’ASL se rientrano.
  • Le strutture stagionali devono pulire e disinfettare la rete e fare le analisi prima di riaprire.
Illustrazione: soffione della doccia in un bagno d'albergo con l'acqua nebulizzata, la via con cui si trasmette la legionella
Immagine illustrativa.

Che cosa chiede la legge, e chi lo deve fare

Le regole che riguardano un hotel sono due, e vanno tenute distinte perché hanno tempi diversi.

1. Le linee guida nazionali del 2015: valgono già oggi

Le Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi (Conferenza Stato-Regioni, 7 maggio 2015) dicono che è «d’obbligo che il gestore di ogni struttura turistico-recettiva» faccia la valutazione del rischio legionellosi, con cadenza almeno biennale, preferibilmente annuale. In pratica:

  • la valutazione la esegue una figura competente (per esempio un igienista, un microbiologo, un ingegnere con esperienza specifica);
  • si rivede anche ogni volta che qualcosa cambia: lavori sull’impianto, un’analisi positiva, la segnalazione di un possibile caso;
  • da lì nasce un piano scritto di controllo e manutenzione, con le procedure e la loro frequenza;
  • il gestore conserva la documentazione degli interventi di manutenzione, pulizia e disinfezione e la mostra agli organi di controllo quando la chiedono.

In Emilia-Romagna la delibera regionale 828/2017 ripete queste regole e aggiunge un punto: ogni struttura deve nominare un responsabile della gestione del rischio.

2. Il D.Lgs. 18/2023: un obbligo con scadenza

Il decreto che ha recepito la direttiva europea sull’acqua potabile (UE 2020/2184) chiede ai gestori degli impianti idrici interni delle strutture prioritarie di fare una valutazione e gestione del rischio (art. 9). Tra gli esempi di strutture prioritarie l’Allegato VIII cita espressamente le «strutture ricettive alberghiere, campeggi». La definizione parla di immobili «di grandi dimensioni» con «numerosi utenti» e non fissa un numero di camere: nei casi dubbi va chiesto alla propria ASL.

  • Chi risponde: il «gestore della distribuzione idrica interna», cioè chi è responsabile dell’impianto dal punto di consegna dell’acqua fino ai rubinetti: può essere il proprietario, il titolare, l’amministratore, il direttore oppure un altro soggetto, anche delegato o appaltato. La prima cosa da fare è stabilire chi è, per la tua struttura.
  • Che cosa serve: un piano di autocontrollo dell’impianto idrico interno, che può stare dentro documenti che hai già (il documento di valutazione dei rischi per la sicurezza sul lavoro o il piano HACCP), con il controllo minimo di piombo e legionella.
  • Il valore di riferimento per la legionella è sotto i 1.000 UFC per litro (unità formanti colonia).
  • La scadenza: la prima valutazione va fatta entro il 12 gennaio 2029, inserita nel sistema nazionale AnTeA e poi riesaminata ogni sei anni, aggiornandola quando serve. Procedure e registrazioni vanno conservate almeno per gli ultimi sei anni. Il riesame ogni sei anni del decreto non sostituisce la revisione almeno biennale chiesta dalle linee guida del 2015.
  • Le sanzioni sono amministrative (art. 23) e le applica l’ASL. Per esempio: da 500 a 5.000 euro se un edificio prioritario non fa la valutazione e gestione del rischio prevista dall’art. 9 (se la sanzione si possa contestare già prima della scadenza del 2029 va verificato caso per caso); da 4.000 a 24.000 euro se, dove l’acqua è fornita al pubblico, non si eseguono i provvedimenti dell’autorità sanitaria.

Le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità a cui il decreto rimanda (Rapporto ISTISAN 22/32) indicano per gli hotel la ricerca della legionella almeno due volte l’anno, nei punti stabiliti dal piano di campionamento (non due soli campioni), con un laboratorio accreditato per il metodo UNI EN ISO 11731. Se invece c’è un rischio potenziale, per esempio temperature non corrette o tubazioni senza uscita, le linee guida del 2015 chiedono un campionamento subito e poi, finché le misure correttive non sono completate, ogni mese per i primi sei mesi e in seguito con la cadenza stabilita dalla valutazione del rischio.

Attenzione a non confondere i due piani: anche se una struttura piccola non rientrasse tra quelle prioritarie del decreto, le linee guida del 2015 chiedono la valutazione del rischio al gestore di ogni struttura turistico-ricettiva.

Che cosa si controlla sull’impianto

Sono le misure indicate dalle linee guida per gli impianti idrosanitari. La valutazione del rischio dice quali servono nella tua struttura e con che frequenza.

Controlli dell’impianto indicati dalle linee guida
DoveChe cosa chiedono le linee guida
Acqua freddaNon sopra i 20 °C, nei serbatoi e al rubinetto.
Acqua caldaAlmeno 60 °C nei bollitori e negli accumuli, almeno 50 °C alla base delle colonne di ricircolo e sopra i 50 °C al rubinetto. Contro le scottature si usano miscelatori termostatici, che però vanno puliti, disincrostati e disinfettati anche loro. Se queste temperature non si possono rispettare servono misure alternative, scritte e motivate nella valutazione del rischio.
Bollitori e boilerSvuotati e disinfettati (se serve anche disincrostati) almeno due volte l’anno. Serbatoi dell’acqua fredda disinfettati almeno una volta l’anno.
Docce e rubinettiSoffioni e rompigetto puliti e senza calcare, sostituiti quando servono; meglio quelli aperti (a stella o a croce) di quelli a reticella.
Camere chiusePrima di rioccupare una camera, far scorrere l’acqua calda e fredda da tutti i punti per almeno 5 minuti.
Punti poco usatiUna linea usata meno di 20 minuti a settimana è a rischio: si elimina o si fa scorrere con regolarità (le linee guida ISS indicano almeno 5 minuti a settimana).
Climatizzazione, idromassaggi, torriHanno regole proprie: ispezione degli impianti di trattamento aria, con filtri, vasche della condensa e umidificatori; disinfezione delle vasche idromassaggio almeno settimanale e analisi ogni tre mesi; per le torri evaporative pulizia, drenaggio e disinfezione prima del collaudo, a fine e inizio stagione, e almeno due volte l’anno se funzionano tutto l’anno.

Se un’analisi trova la legionella

Le linee guida danno uno schema per gli impianti idrici, in UFC per litro:

  • fino a 100: si verifica che le misure di controllo siano applicate correttamente;
  • da 101 a 1.000: si verifica che la valutazione del rischio sia stata fatta e che le misure siano applicate;
  • da 1.001 a 10.000: se è positivo meno del 20% dei campioni, si verificano le misure di controllo e si ripete il campionamento; se il risultato si conferma, si rivede la valutazione del rischio, si applicano le misure correttive e si ricampiona dopo gli interventi. Se è positivo più del 20% dei campioni servono la disinfezione dell’impianto, la revisione della valutazione e un nuovo campionamento. Lo schema non dice che cosa fare con esattamente il 20%: lo decide la persona che ha fatto la valutazione, con l’ASL quando è coinvolta;
  • oltre 10.000: disinfezione dell’impianto, con la sostituzione dei terminali positivi, e revisione della valutazione.

Se ci sono casi di malattia, la disinfezione e la revisione della valutazione sono previste già sopra i 100 UFC per litro, e la segnalazione di un possibile caso richiede di rivedere la valutazione con urgenza. I risultati li interpreta la persona che ha fatto la valutazione, insieme all’ASL quando è coinvolta.

I prelievi si fanno prima di pulizie e disinfezioni oppure circa 48 ore dopo che l’impianto è tornato a regime. Dopo una disinfezione il primo controllo si fa dopo circa 48 ore; se è negativo, si ripete dopo un mese, poi dopo tre e dopo sei mesi. Se un controllo torna positivo servono altre azioni.

Prima di riaprire la stagione: la lista di controllo

In Riviera molte strutture restano chiuse per mesi, e l’acqua ferma nelle tubazioni è uno dei fattori di rischio. Le linee guida chiedono, per gli edifici a funzionamento stagionale, una pulizia completa e una disinfezione dell’intera rete prima della riapertura, e le analisi sempre prima di riaprire.

  1. Riprendi in mano la valutazione del rischio: è aggiornata? È cambiato qualcosa nell’impianto durante l’inverno?
  2. Prima di toccare l’impianto, concorda i prelievi con il laboratorio: si fanno prima di pulizie e disinfezioni, oppure circa 48 ore dopo che l’impianto è tornato a regime.
  3. Pulisci i serbatoi e la rubinetteria, poi fai disinfettare l’intera rete.
  4. Svuota, disincrosta e disinfetta i bollitori; riporta l’accumulo ad almeno 60 °C.
  5. Fai scorrere a lungo l’acqua da tutti i punti, camere comprese.
  6. Smonta e pulisci soffioni e rompigetto; sostituisci quelli incrostati o rovinati.
  7. Fai fare i prelievi da un laboratorio specializzato, nel momento concordato. Per ogni impianto: mandata e ricircolo dell’acqua calda, fondo dei serbatoi, almeno tre punti rappresentativi per la calda (i più lontani e i più freddi) e almeno due per la fredda (il più lontano e il più caldo).
  8. Misura le temperature ai rubinetti più lontani: calda sopra i 50 °C, fredda non sopra i 20 °C.
  9. Controlla climatizzazione, idromassaggio e piscina, se ci sono.
  10. Registra tutto: interventi, date, referti delle analisi. È la documentazione che ti chiede l’ASL.

Durante la stagione: le camere rimaste chiuse si «sciacquano» per 5 minuti prima di darle a un ospite, e i punti poco usati si fanno scorrere ogni settimana.

Perché conviene muoversi prima del 2029

La scadenza del decreto è lontana, ma le linee guida chiedono la valutazione già oggi. E c’è un motivo di reputazione. I casi di legionellosi legati ai viaggi sono seguiti da una rete europea di sorveglianza. Quando più casi si collegano alla stessa struttura, le autorità sanitarie fanno le verifiche e mandano un rapporto. Se il rapporto non arriva in tempo, o se risulta che la valutazione del rischio non è stata fatta o che le misure non sono adeguate, il nome della struttura viene pubblicato sul sito del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). Ci resta finché non si dimostra di aver preso misure adeguate. Non succede per un singolo caso, ma è un buon motivo per avere la documentazione in ordine prima.

Che cosa facciamo noi, e che cosa no

Lo diciamo chiaro, perché su questo argomento circolano molte promesse.

Non facciamo la valutazione del rischio e non facciamo le analisi: la prima spetta a una figura competente, le seconde a un laboratorio specializzato e accreditato. Nessun prodotto, da solo, «elimina la legionella» o rende una struttura «a norma».

Possiamo fare la parte di impianto. WAHU! fa parte del Gruppo IM Maioli Impianti, impresa termoidraulica di Rimini, e con i suoi tecnici possiamo:

  • fare un sopralluogo dell’impianto idrico: temperature ai punti d’uso, bollitori, ricircolo, tratti di tubazione poco usati o senza uscita;
  • eseguire gli interventi sull’impianto che la valutazione del rischio indica, come la sistemazione del ricircolo e dei bollitori, l’eliminazione dei tratti morti, la sostituzione di miscelatori, soffioni e rompigetto;
  • valutare, se l’acqua è dura, un addolcitore per ridurre il calcare. Attenzione: l’addolcitore non è una protezione contro la legionella. Calcare e incrostazioni favoriscono i batteri e rendono meno efficace la disinfezione, quindi ridurli è una buona pratica. Ma anche l’addolcitore va mantenuto e rientra tra i punti da controllare. Come funziona un addolcitore →

E l’acqua da bere?

Un erogatore di acqua microfiltrata non protegge dalla legionella e non serve a questo: la legionella si prende respirando l’acqua nebulizzata, non bevendola. Se ti interessa servire acqua alla spina al ristorante e alle colazioni senza bottiglie di plastica, è un altro discorso: lo trovi nella pagina trattamento acqua per hotel.

Illustrazione: bollitore dell'acqua calda in una centrale termica, con il termometro a circa 60 °C
Immagine illustrativa.

Chiedi un sopralluogo dell’impianto

Dicci quante camere hai, se la struttura è stagionale e se hai già una valutazione del rischio: ti ricontattiamo per concordare il sopralluogo.

Rispondiamo noi, senza call center e senza moduli da compilare.

Domande frequenti

No. Si prende respirando goccioline d’acqua nebulizzata, per esempio sotto la doccia, vicino a un idromassaggio, a una torre di raffreddamento o a un impianto con umidificazione dell’aria ad acqua. Lo dicono sia le linee guida del 2015 sia il D.Lgs. 18/2023. Per questo un erogatore o un filtro per l’acqua da bere non è una protezione dalla legionella.
Sì. Le linee guida nazionali del 2015 la chiedono al gestore di ogni struttura turistico-ricettiva, almeno ogni due anni e preferibilmente ogni anno. In più il D.Lgs. 18/2023 cita alberghi e campeggi tra gli esempi di strutture prioritarie, che devono fare la valutazione e gestione del rischio dell’impianto idrico interno per la prima volta entro il 12 gennaio 2029. Per le strutture piccole conviene chiedere all’ASL se rientrano.
Una figura competente, per esempio un igienista, un microbiologo o un ingegnere con esperienza specifica. Il responsabile resta il gestore della struttura, anche quando affida il lavoro a un professionista.
Le linee guida del 2015 legano la frequenza alla valutazione del rischio, e chiedono sempre le analisi prima della riapertura per le strutture stagionali. Le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità a cui rimanda il D.Lgs. 18/2023 indicano per gli hotel la ricerca della legionella almeno due volte l’anno, nei punti stabiliti dal piano di campionamento, con un laboratorio accreditato. Se c’è un rischio non ancora risolto, le linee guida del 2015 chiedono un campionamento subito e poi ogni mese per i primi sei mesi, finché le misure correttive non sono completate, e in seguito con la cadenza stabilita dalla valutazione.
Il D.Lgs. 18/2023 fissa come valore di riferimento meno di 1.000 UFC per litro. Le linee guida del 2015 prevedono azioni a fasce: fino a 100, da 101 a 1.000, da 1.001 a 10.000 e oltre 10.000 UFC per litro, con interventi via via più pesanti, fino alla disinfezione dell’impianto.
Pulire i serbatoi e la rubinetteria, disinfettare l’intera rete, far scorrere a lungo l’acqua da tutti i punti e fare le analisi prima di riaprire, concordando con il laboratorio il momento dei prelievi (prima delle pulizie e disinfezioni, oppure circa 48 ore dopo che l’impianto è tornato a regime). Conviene anche disincrostare bollitori, soffioni e rompigetto e controllare le temperature: calda sopra i 50 °C ai rubinetti, fredda non sopra i 20 °C.
No. L’addolcitore serve a ridurre la durezza dell’acqua e le incrostazioni, non è una protezione dalla legionella. Tenere sotto controllo il calcare fa parte delle buone pratiche sull’impianto, perché incrostazioni e depositi favoriscono i batteri e rendono meno efficace la disinfezione. L’addolcitore va mantenuto e rientra anche lui tra i punti da considerare nella valutazione del rischio e nei controlli.
No. La valutazione spetta a una figura competente e le analisi a un laboratorio specializzato e accreditato. Noi, con i tecnici del Gruppo IM Maioli Impianti, facciamo il sopralluogo dell’impianto idrico e gli interventi sull’impianto che la valutazione indica.

Fonti

  • Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi, Accordo Conferenza Stato-Regioni del 7 maggio 2015 (Rep. atti n. 79/CSR): valutazione del rischio (§ 3.2), misure sugli impianti (§ 5.5), tabella 6 delle soglie. Il Ministero della Salute ha annunciato a fine 2025 un aggiornamento: verifica la versione in vigore.
  • D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18 (testo vigente, con le modifiche del D.Lgs. 102/2025): art. 2, art. 5 c. 3, art. 6 c. 8, art. 9, art. 23, Allegato I parte D, Allegato VIII.
  • Rapporti ISTISAN 22/32, Istituto Superiore di Sanità: linee guida per la valutazione e la gestione del rischio nei sistemi di distribuzione interni degli edifici prioritari (§ 6.1, § 6.4).
  • Regione Emilia-Romagna, DGR 12 giugno 2017 n. 828, Linee guida regionali per la sorveglianza e il controllo della legionellosi (BURERT n. 167 del 19/06/2017).
Apparecchiature per il trattamento di acque potabili (D.M. Salute 7 febbraio 2012, n. 25). Attenzione: questa apparecchiatura necessita di una regolare manutenzione periodica al fine di garantire i requisiti di potabilità dell'acqua potabile trattata ed il mantenimento dei miglioramenti come dichiarati dal produttore.

Zone servite

Depuratori e acqua microfiltrata a Rimini, sulla costa romagnola e nel pesarese: installazione e assistenza.